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Design e armonia negli articoli religiosi

Design, funzionalità e senso religioso

Da dove nasce l’idea di creare un modello che rappresenti il giusto compromesso tra design, funzionalità e senso religioso? Questa domanda non ha una risposta univoca, in quanto l’idea può essere frutto del cliente, dell’artigiano o l’imitazione di un modello antico. E a volte è l’unione delle tre risposte.

I nostri articoli religiosi, arredi sacri e oggetti per la chiesa nascono nel design tradizionale e vivono nel design moderno, in uno sposalizio che li rende unici, antichi e moderni insieme.

Generalmente gli articoli religiosi e gli arredi sacri, come tanti altri tipi di oggetti da progettare, ricadono in due categorie: quelli pensati soprattutto per apparire belli, essendo la funzionalità una caratteristica secondaria o addirittura inesistente; e quelli pensati per essere utilizzati. Stabilito lo scopo dell’oggetto da progettare, il passo successivo consiste nel considerare volumi e proporzioni tra le varie parti, senza mai perdere di vista il materiale che si intende utilizzare.

Il disegno in scala 1:1, non sempre necessario, è proposto dal cliente o redatto da una maestranza, generalmente dal cesellatore. Le giuste proporzioni danno un senso di unità all’opera d’arte che acquista così armonia e bellezza. 

L’ordine formale e la proporzione fanno sì che l’oggetto sia letto come un’unità; le parti da cui è composta si fondono per creare un’unica forma, quella che noi vediamo. Di fronte ad una stanza in disordine percepiamo un senso di fastidio proprio per la mancanza di armonia, di unità: un qualsiasi ordine formale è sufficiente per alleviare questo senso di fastidio. 

Con l’ordine si restituisce un’unità che è essenziale nel mondo dell’arte e ancora di più per la forma d’arte di cui stiamo parlando, quella sacra. Spiegare il motivo per cui questo senso di unità sia così gratificante è difficile. Senza dubbio è uno sforzo intellettuale minore la percezione di un lavoro come unità, piuttosto che come un certo numero di parti distinte.

Preferiamo l’unità perché è più facile individuarla. E perché ci rasserena.

E la serenità è sorella della felicità.

 

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