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La lavorazione degli oggetti sacri

Informazioni tecniche sulla produzione degli oggetti sacri

Riportiamo qualche informazione tecnica sulle fasi di lavorazione degli oggetti sacri nella nostra bottega artigiana di Milano Pero. 

Il discorso è molto tecnico, ma può risultare interessante per gli amanti dei prodotti come i nostri, e che di oggetti sacri, articoli religiosi, arredi sacri e oggetti per la chiesa, la liturgia e il culto abbiano fatto una passione. 

Quanto riportato è stralcio della notevole tesi di laurea di Maria Luisa Giudici ed Emanuele Consigli, presentata al Politecnico di Milano, per la Facoltà di Architettura, nel 2003.

Il suo titolo è "Il visibile dell’Invisibile - Vetrina per l’esposizione di oggetti sacri con esemplificazione riferita al Tesoro del Duomo di Milano".

Fasi di lavorazione

La tornitura

La tornitura è un’operazione che permette a lastre di metallo di forma circolare di prendere la stessa forma di quella applicata sul tornio. La forma su cui la lastra viene tornita è un blocco di legno o di metallo leggermente più piccolo di quello che otterremo. I blocchi sono anch’essi precedentemente torniti fino a quando raggiungono la forma che desideriamo. La lastra in metallo viene spinta contro la forma di legno in rotazione sul tornio. La velocità di rotazione è compresa tra gli 800 e i 1200 giri al minuto in base al tipo di metallo e soprattutto al suo spessore. Quanto è più spesso il metallo tanto inferiore deve essere la sua velocità.

Quali sono le parti del nostro calice che devono essere tornite? La coppa, la sottocoppa (o coppino), la colonna (composta da due parti), il piede e la fodera. Prima di tutto occorre calcolare il diametro e lo spessore dei dischi d’argento di titolo 800. Essi vengono poi acquistati già laminati al Banco Metalli Preziosi. La forma di tutti i pezzi elencati viene estratta a tornitura completata. Tuttavia, il piede necessita di una tornitura aggiuntiva che viene eseguita a vuoto con un ferro liscio a testa tonda, ben lucidato e senza spigoli; questa lavorazione crea una scanalatura che renderebbe impossibile la fuoriuscita della forma intera. Capita spesso che il metallo incrudisca; in tal caso occorre ricuocerlo per renderlo di nuovo lavorabile. Al termine della tornitura i bordi vengono rifilati con un ferro da taglio.

A questo punto tutti i pezzi torniti e rifilati passano nelle mani del cesellatore. Ma prima il nostro calice deve essere assemblato per verificarne la stabilità. 
Tutti i pezzi, coppa esclusa, vengono forati nella parte centrale con un trapano su cui viene montata una punta a tre becchi. Ciò consente il passaggio del filetto. Sotto la coppa viene saldato un reggifiletto (o tettina).

La saldatura ha particolari caratteristiche che non danneggiano il materiale stesso. Normalmente si tratta di una lega d’argento, di rame e di zinco. Il rame rende forte la saldatura, mentre lo zinco la rende scorrevole. La tettina è una sezione di barra in ottone bucata e filettata alla quale viene avvitato il filetto (o tirata) in ottone. Dopo aver fatto passare la tirata nei fori dei pezzi in questione, si mette una tettina non saldata nella parte centrale della fodera e si avvita il calice nella sua interezza.

Il cesello

Il cesellatore ha il compito di modellare le figure sulle lastre già tornite, e quindi deve possedere sia l’occhio del disegnatore, sia la capacità manuale di modellare il metallo. Egli disegna direttamente le decorazioni da cesellare e i rilievi da sbalzare sui pezzi d’argento con uno strumento che si chiama tracciatore, che è simile a uno scalpello senza filo e si usa per contornare. Il tracciatore si tiene quasi perpendicolare al piano, leggermente inclinato all’indietro rispetto alla direzione di avanzamento del ferro. Un colpo di martello sulla parte superiore del ferro farà penetrare nel metallo l’angolo superiore del tracciatore, il suo “tallone”, e al contempo il ferro scivolerà un po’ avanti scavando un canale nel metallo. Il tracciatore così inclinato tende a scivolare via facilmente e per questo occorre impugnarlo con maggiore forza. Per essere precisi, lo sbalzo è quella parte del lavoro che si fa dal retro del pezzo, la bombatura delle linee o delle sagome; il cesello è il lavoro che viene fatto sul davanti. Ma ogni termine viene oggi utilizzato per indicare entrambe le lavorazioni. Per rialzare una figura, è necessario appoggiare la lastra a faccia in giù su un supporto fatto di qualche materiale che ceda abbastanza nel punto in cui il metallo viene colpito, ma che allo stesso tempo non si deformi troppo. Il miglior materiale per questo scopo è la pece. Si tratta di un materiale adesivo che aderisce bene al metallo anche dopo un buon numero di martellate. Purtroppo, però, la pece si raffredda velocemente, per cui l’artigiano deve lavorare alacremente mentre è ancora tenera. Per cesellare i pezzi del nostro calice occorre prima fondere la pece in un’apposita boccia di ferro piuttosto pesante. Il peso è importante, poiché una boccia leggera non rimane ferma sotto i colpi del cesellatore. Essa viene poi appoggiata sopra un anello di cuoio per renderla stabile. A questo punto si immergono una alla volta le parti del calice nella boccia e si procede al cesello. L’artigiano utilizza gli imbutitori, che sono ferri dagli spigoli arrotondati, per bombare il metallo in bugne o rialzi di varie forme. Gli spianatori, invece, sono attrezzi a faccia piana che si usano per ottenere una superficie tonda o piatta sul diritto del lavoro. Infine, gli zigrinatori danno una varietà di trame superficiali. Al termine la pece scaldata con un cannello viene eliminata con molta attenzione, dato che un eccessivo calore rischierebbe di farle prendere fuoco con la spiacevole conseguenza di rovinare irrimediabilmente il metallo. Terminato il cesello si procede allo stesso modo con lo sbalzo. In questo caso il cesellatore dovrà agire sul rovescio. Quando il pezzo incrudisce nel corso del lavoro, bisogna toglierlo dalla pece, ricuocerlo sopra un letto di fucina (carbone) e riempirlo nuovamente di pece prima di proseguire, altrimenti potrebbe creparsi. Il lavoro di rifinitura, eseguito sempre sulla pece, conclude il cesello.
A questo punto, su ogni pezzo sono apposti due timbri: il primo indica il titolo e il secondo il marchio del fabbricante.

La pulitura

Dopo aver verificato di nuovo la stabilità del calice, si immergono i singoli pezzi in un bagno decapante, composto da una soluzione di acido solforico per circa una decina di secondi. Si eliminano così il borace e gli ossidi superficiali. L’argento emerge dal decapante con una superficie opaca perfettamente bianca. Un altro nome della soluzione decapante è appunto bagno di imbianchimento o “sbianca”.

A questo punto si lavano i pezzi sotto l’acqua corrente, destinata ad un impianto di depurazione. In seguito si utilizzano dei materiali abrasivi per rendere lucido l’argento. Generalmente si ricorre ad una pulitrice con motore elettrico su cui sono agganciate delle spazzole di stoffa di diverse dimensioni. Opportunamente lubrificate con sostanze abrasive, vengono messe in rotazione; il pulitore, con maestria, avvicina i pezzi alle spazzole che eliminano la caratteristica opacità dell’argento e tutte le eventuali imperfezioni. Infine, si usa una spazzola su cui viene applicato del rossetto, una sostanza in panetti composta da ossido di ferro e da un abrasivo finissimo. Ottengo in questo modo dei pezzi lucidissimi.

Ma come eliminare gli eventuali residui delle particelle di pasta? Con l’immersione in un bagno ad ultrasuoni per circa dieci secondi. Dopo aver sciacquato ed asciugato ogni pezzo, siamo pronti per affrontare la successiva lavorazione: la doratura.

La galvanica

Tutti i pezzi vengono ora collocati su un telaio in ottone plastificato e immersi contemporaneamente in un bagno d’oro a deposizione elettrolitica per circa dieci secondi. Se il doratore aumentasse il tempo, otterrebbe uno strato più spesso di doratura. Il telaio è tutto plastificato, ad eccezione dei punti di contatto, per evitare che la doratura gli si depositi sopra.

Poi vengono estratti, sciacquati e asciugati. La coppa è pronta perché totalmente dorata. Gli altri pezzi, ad esclusione della fodera, sono da sottoporre ad un ulteriore procedimento perché sono a due colori, oro e argento. Le parti che si intende mantenere dorate vanno isolate pennellandole con una vernicetta protettiva. Una volta asciugata si procede con l’immersione delle parti in un bagno d’argento per circa trenta secondi. Il tempo varia a seconda della potenza del bagno galvanico. Anche in questo caso si procede con il risciacquo dopodiché si usa del diluente a base di acido nitrico per eliminare la vernice protettiva. Si sciacqua nuovamente per rimuovere le tracce di diluente.

Per dare lucentezza alle parti in argento procedo con la bruschiatura. Si tratta di un procedimento che attraverso una spazzola rotante a basso numero di giri, di piccole dimensioni e imbevuta d’acqua, elimina quella classica opacità superficiale causata dal bagno d’argento.

Il tocco finale per dare risalto ad alcune parti in argento o dorate è la brunitura, termine che deriva dallo strumento utilizzato: il brunitoio. Esso è composto da un manico di legno e da un puntale in pietra agata. L’agata, ben pulita e lucida, viene passata su alcune profilature che voglio esaltare, ottenendo la massima lucentezza possibile. A questo punto, in un’apposita cabina con impianto di aspirazione si spruzza su tutte le parti, ad esclusione della coppa, una vernice trasparente protettiva contro l’ossidazione. Questo procedimento chiamato zapponatura può essere eseguito anche con una pistola a spruzzo o con una pistola elettrostatica.

Il tutto viene fatto asciugare per circa venti minuti in un forno a circa 50°C. I pezzi sono pronti per l’assemblaggio definitivo ovvero per quell’operazione che si chiama remonteria.

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